Capitolo VIII
Erano già due settimane dacché Edoardo s’era rifatto vivo, quando una mattina arrivò per Lucia la lettera tanto attesa di Gennaro e il postino che la lesse, rilevò che la data del timbro postale di partenza precedeva di oltre un mese quella di arrivo.
- Strano che ci metta tanto – aveva commentato – sembra quasi che abbia fatto un cammino tortuoso.
Comunque il mittente non diceva molto, si soffermava a descrivere l’isola, l’alloggio che a suo tempo gli era stato assegnato e di più diceva solo che ciò che gli dava consolazione era il flauto perché aveva preso a frequentare la banda locale dove la sua bravura e la sua sensibilità erano molto apprezzate. E veniva pagato bene. Si era nei giorni di Pasqua e il prete che, come di tradizione, girava per benedire le case, bussò anche lui alla porta di Lucia accompagnato dal chierichetto che reggeva l’aspersorio.

- La pace sia in questa casa – cantilenò entrando e spargendo acqua benedetta per le stanze. Le parole che diceva, in latino, la padrona dell’abitazione non le capiva ma sperava che quella benedizione portasse finalmente serenità nella sua famiglia, e, in segno di devozione, si fece la croce anche se sapeva che quel prete era sempre stato nu zembrellicche lupesurde [=una persona vacua e infida].
- Figliola – le disse sulla porta con fare untuoso – non ti vedo troppo spesso in chiesa, so che hai bisogno di qualcuno che ti aiuti con la posta, perché non vieni? Io prego sempre per te, ti aiuterò se ti serve qualcosa, e manda i ragazzi al catechismo. I poveri hanno bisogno di una guida.
- Padre – gli rispose asciutta Lucia – vedremo per i bambini, per loro sì, io no, non ho bisogno di aiuto. Le lettere me le legge il postino e mi scrive pure le risposte. E’ inutile venire fin là in chiesa.
Il prete la guardò con aria contrariata e con voce melliflua – Ti aspetto comunque per accompagnare i figliuoli. La pace sia con voi.
Quando uscì, la donna tirò un respiro di sollievo, non era più tanto sicura che quella benedizione sarebbe stata una cosa positiva per la casa.
- E’ vero che Dio ci vede sempre ma i suoi preti vogliono avere la vista più lunga della sua
Aveva appena richiuso la porta che Edoardo si fermò lì davanti con una motocarrozzetta nuova fiammante e cominciò ad estrarre dal carrozzino pacchi e pacchetti. I bambini che fino a quel momento si erano tenuti nascosti dietro le zzole [=grosse brocche di creta] e dentro i ripostigli per paura di dover andare al catechismo, schizzarono fuori e gli saltarono addosso
- Eddò, che ci hai portato?
- Sono vestiti per voi e per la mamma, c’è anche della biancheria. Se non vi vanno bene ve li cambio
- Edoardo, perché? Io un poco di soldi ce l’ho, i vestiti me li posso comprare – Lucia continuava a mostrarsi imbarazzata e scontenta ogni volta che il vecchio amico di Domenico le capitava per la casa.
- Sì invece, – la contrastavano i ragazzi – perché non vuoi?
- Luci’, lo fai apposta, ti metti a fare difficoltà senza ragione. Io sono ricco, perché non dovrei dare qualcosa ai figli del mio amico se mi fa piacere? A chi vuoi che li dia i miei soldi, alle amiche dei fascisti che spendono in una settimana in belletti quello che tu spendi per i tuoi figli in dieci mesi? E’ già un favore che gli faccio concedendomi a letto, ma per questo non le pago.
- Ma Edoardo… – Lucia era infastidita da quel linguaggio e temeva inoltre che i soldi di quell’uomo fossero maledetti. Non capiva i suoi diasiglie [=discorsi lunghi e oscuri], essendo una donna semplice, capiva solo che forse portava qualche pisature [=peso] sullo stomaco e se lo voleva scarniscià [=rimuovere, togliere di mezzo].
- Tu non sai e non so se dirtelo… sono molto più ricco di quello che credi, – ripeteva sempre lo stesso ritornello – non ho solo le cose che hai visto, ho qualche milione da parte, ed è tanto se pensi che con £40.000 si può comprare un appartamento. Quel denaro non mi è piovuto dal cielo, sì… talvolta mi sarà capitato di avere approfittato di qualche persona disperata ma in quel carnaio come facevi a distinguere i buoni dai cattivi, se una muta di cani ti assale, come fai a distinguere i colpi leciti e quelli non leciti? La mia soddisfazione è che la maggior parte della roba l’ho presa a gente chiù chiurme [=più furba] di me. Chi è più ricco di me non può che essere stato peggiore di me, e non è o motte. Sono stato anche costretto ad abbattere qualche carogna, perché quelli con cui in quei posti hai a chengefa’ [=che fare] so’ turchie, turchie [=Turchi] veramente.
Lucia si era messa a sedere in atteggiamento paziente, la testa piegata in basso, le mani giunte sulle ginocchia ma a questo punto era scattata:
- No… Edoardo, non dirlo, sei o non sei un…
Non era riuscita a finire la frase che quello l’aveva interrotta
- Cosa credi che si va a fare in guerra? In guerra tutti sono assassini, anche Domenico lo è stato, per forza, anche il pilota che l’ha ucciso…
- Ma in battaglia è diverso.
- No, fare la guerra dall’alto è senza onore, non è guerra, chi colpisce dall’alto sa che va ad ammazzare gente che non può difendersi. E poi… si ammazza anche senza la guerra… Ci sono modi puliti per ammazzare. Accumulare soldi che poi in fondo non ti servono per mangiare e per sfamare la famiglia, sfruttando i deboli, condannando all’acquaiazze [=ristagno putrido] gli altri, che cos’è? L’ingordigia non è punibile per la giustizia umana, eppure è un peccato mortale.
Lucia non lo ascoltava più, s’era impuntata, le palme tese verso di lui, convulsa e impotente a capire e continuava a ripetere cocciutamente:
- No, ti prego… non darmi niente, non voglio niente, quella roba è maledetta… riprendila, portala via!
- Ma questa è superstizione! E i denari che ti danno ogni mese, perché li prendi?
- E’ la pensione… di mio marito!
- Allora tu riscuoti il prezzo della morte di un uomo, il tuo, ucciso dai nemici ma soprattutto da chi si è servito di lui in una guerra ingiusta e tu prendi quel denaro come compenso. Però poi temi di prendere il denaro che viene dalla morte dei suoi assassini. E te la prendi con me perché ho detto che forse… ho ucciso qualcuno… comunque nu malazionande [=un lazzarone] e nu mallatrone [=un ladro]. Chi ha ucciso tuo marito lo assolvi solo perché non lo conosceva. E’ curioso tutto questo, ti pagano a rate per la morte di Domenico e non fai una piega mentre i miei soldi che ho fatto ai danni di ladri che li avevano rubati prima di me ti sembrano maledetti. Le regole della morale comune sono un rebus, una prospettiva dalla quale le cose possono apparire sempre diverse a seconda delle lenti dell’opportunità e del momento.
Mentre parlava e sfalzecava [=cambiava le carte in tavola], Edoardo osservava la sua interlocutrice e, vedendola irremovibile, sempre con la stessa ripugnanza sulla faccia con cui aveva rifiutato le sue offerte, s’interruppe, arreso omegghie [=sul più bello], senza voler più andare oltre.
- Dammi un bicchiere – disse, la fronte imperlata di sudore.
Stappata una bottiglia si versò da bere più volte in silenzio, poi, con voce alterata concluse la sua visita.
- La roba dei ragazzi resta qui, è loro. Vado a portarli in giro con la motocarrozzetta, gliel’ho promesso. Ti saluto.
Raccolse alcuni pacchi ed uscì chiamando i bambini che si erano allontanati: Ninuccio, Vito, Roberto!
- Passò del tempo prima che Lucia ricevesse un’altra lettera di Gennaro: girava tra diversi clienti e riusciva a raggranellare parecchi soldi anche perché si era inserito bene nel complesso bandistico dove il suo flauto era molto apprezzato. Chiedeva soprattutto notizie di Edoardo avendo saputo che vi era stato un rimpatrio di combattenti dalla Spagna. Fu l’ultima lettera recapitata dal postino di sempre. Per giorni Lucia attese, come al solito la corrispondenza e quando vide finalmente spuntare all’angolo della strada la nota divisa, si accorse che chi la indossava era cambiato. Il nuovo postino era un tipo schenecchiate [=rotto, sbreccato, piegato sulle ginocchia] e schenzuate [=insipido, scondito] che a malapena rispondeva alle richieste di informazioni e spiegò comunque che c’era stato un avvicendamento e che d’ora in poi il collega più giovane non sarebbe più passato in quel quartiere. Lucia non sapeva più a chi rivolgersi per farsi leggere la corrispondenza, i suoi ragazzi che già andavano a scuola capivano solo lo stampatello e scrivevano con difficoltà. Ora non restavano che due persone a cui ricorrere: il prete ed Edoardo. Sul primo aveva molte riserve, si diceva che fosse un delatore, l’altro la metteva in soggezione ma comunque bisognava ripiegare su di lui. Appena venne a farle visita gli riferì l’accaduto.
- Perché lo hanno trasferito? non lo hanno spiegato? – chiese Edo insospettito – in genere se un postino è pratico di una zona, lo lasciano lì. Ci deve essere qualche grave motivo per trasferirlo. Cercherò di sapere cosa è successo. Ora mi hanno affidato un importante incarico nel Fascio, farò il fiduciario politico in questa zona. Vedrai che riuscirò ad esservi utile in qualche modo anche se rifiuti i miei soldi.
- Mi congratulo per i tuoi successi – Lucia era sinceramente felice per l’incarico che l’amico di Domenico aveva ottenuto, si sentiva in un certo modo protetta insieme ai suoi figli – così potrai contare e fare la carriera che desideri.
- Quanto all’aiuto che mi chiedi per la corrispondenza – riprese Edoardo con un sorriso – sarò ben lieto di darti una mano ma… – e sollevò il dito in segno di affettuoso rimprovero – mi pare che sarebbe tempo di imparare a leggere e scrivere. Non è una cosa difficile anche per una persona crapigne [=testone, duro di comprendonio] come te – cominciò a prenderla in giro – so’ quatte ciappette [=quattro segni di scrittura], che ci vuole? Dovresti iscriverti a una scuola serale per adulti, ti presenterei a un’insegnante fascista che tiene quei corsi. Vedrai che si prenderà a cuore il tuo caso.
Felice per quella proposta, Lucia per la prima volta lo abbracciò senza riserve e si mise a saltare e a battere le mani come una bambina di fronte a un giocattolo molto ambito ed apprezzato.
- Bravo, bravo! grazie di quest’idea, sei sempre stato una persona generosa…. sarebbe il regalo più bello e… vedi? – ormai divorata dall’ansia di liberarsi dalla sua condizione d’inferiorità e dipendenza, pronta ad affrontare con impegno quella cosa meravigliosa che le era stata proposta, apriva i cassetti e tirava fuori i quaderni, le matite, l’abbecedario dei figli…
- Vedi? ho già tutto il necessario, posso cominciare in qualsiasi momento – ripeteva elettrizzata.
- Sì, sì, calmati – Edo divertito faceva segni d’impazienza – c’è tempo… Ora voglio approfondire la faccenda del postino per capire se c’è qualcuno che trama contro di voi.
Edoardo, ormai sedotto dal potere, non avvertiva più quella tristezza inerte che gli faceva venir voglia di morire al tempo della convalescenza né quel senso di solitudine desideroso di riguardi e d’affetto che l’aveva perseguitato nei giorni del ritorno a casa, non aveva più virruacchie [=nervi] per la testa, rifioriva, ”il potere ti fasce virvigghià [=fa rigenerare]” pensava e, mentre si ripassava i programmi che aveva in testa per il presente, un’impazienza nervosa gli serpeggiava per le membra rendendolo staddigne [=robusto]. Si mise subito ad indagare sulla faccenda del trasferimento del postino, andò a far visita al direttore delle Poste che gli mostrò un appunto arrivato tempo prima sul suo tavolo. Era firmato dal fiduciario precedente, c’era scritto” Ci riferisce il prete della nostra parrocchia, che il postino della zona è uso tenere contatti epistolari, tramite la moglie del defunto volontario di Spagna Domenico Terlizzi, con tale Gennaro De Lucia, attualmente a domicilio coatto a Lipari. Si ritiene opportuno pertanto di trasferire il suddetto dipendente assegnandolo a un altro quartiere. Si prega inoltre di controllare l’attività sovversiva del precitato elemento che è figlio di socialisti e forse, di sentimenti antifascisti.” Letta la nota, Edoardo si mosse subito in direzione del prete. Non li aveva mai amati i preti sin da quando, bambino, lo prendevano a sighetenosse [=schiaffi] all’oratorio, per la sua disposizione naturale a un’allegria contagiosa che induceva i compagni a ridere nelle occasioni più liturgiche e solenni. In Spagna la sua avversione aveva avuto un’ulteriore sollecitazione verso l’alto quando aveva assistito alle violenze dei sacerdoti al seguito di Franco che imponevano il battesimo ai vinti e soprattutto quando i preti baschi avevano teso imboscate mortali ai fascisti, in una di esse un’intera compagnia italiana era stata distrutta.
- Favorite in sacrestia, prego – il prete lo ricevette cordialmente.
- Padre – esordì Edoardo con tono asciutto, mostrandogli il biglietto – legga qui.
Il sacerdote prese il foglio, lo lesse con attenzione e lo restituì senza parlare.
- Padre, voi eravate sicuro che il postino facesse lega con Gennaro De Lucia? Che legame ci vedete voi nel fatto delle lettere della vedova Terlizzi?
Il prete prese un’aria subdola e furente
- Io credo che un legame tra i fatti ci sia. La donna ha sempre rifiutato di farsi leggere le lettere da me e preferiva il postino. Perché? E il postino con i precedenti familiari che ha, scrive a Lipari al De Lucia… e cosa scrive?
- Ecco, padre – replicò Edoardo – tanto per cominciare la vedova è al di sopra di ogni sospetto perché io in persona la sorveglio, il postino si limitava a scrivere sotto dettatura, cosa che adesso… farò io. E del resto la posta è sempre passata attraverso la censura e niente è stato rilevato. Voi avete preso un granchio… ma molto grosso… Così ci danneggiate. Sono le persone come voi che contribuiscono a crearci attorno un’atmosfera di diffidenza e qualche volta di astio. Voi dite messa?
- Sì, certo che la dico
- E perché non vi limitate a fare il prete anziché fare il delatore politico? Lasciate a noi il compito di sorvegliare su chi e su cosa val la pena di tenere sotto controllo. Limitatevi al vostro… santo ufficio. Che è meglio!
- Io caro fiduciario, volevo rendere un servigio al regime. Gente che osteggia la chiesa e va contro il regime, secondo voi non va combattuta?
- Reverendo – Edoardo cominciava a spazientirsi – da quanti anni tenete questa parrocchia?
- Perché questa domanda? Direi da circa dieci anni.
- Il perché ve lo dico subito: dalla prossima settimana potreste andare in un altro paese, l’arcivescovo non avrebbe nulla a ridire su questa soluzione e se anche nella nuova sede doveste essere recalcitrante, caro padre, saremmo costretti a essere più severi. Avete il regno di Dio da governare, non siete Suo Ministro? Perché vi impicciate delle povere cose di noialtri peccatori politici?
Il parroco era impallidito, un angolo della bocca gli tremava e aveva negli occhi un’espressione smarrita di baiacche [=sciocco].
- Ma io – ebbe la forza di dire – ho sempre operato a fin di bene, volevo rendervi un servigio… però… se la prendete così… eh sì… devo mutare condotta… ecco, sì… devo mutare condotta.
- E’ proprio quello che sto chiedendo – sottolineò Edoardo ammorbidito – dovete proprio mutare condotta. E adesso vi saluto, reverendo, e non vi rubo altro tempo prezioso per la cura del vostro gregge.
E lasciò la sacrestia con la sensazione fastidiosa di aver appena schiacciato sotto la suola nu cazzavone [=una grossa chiocciola]. Ora doveva affrontare un serpente a sonagli. Toccava al vecchio comandante ma con lui bisognava essere prudenti, era un uomo potente nel Fascio.